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In principio era la Race Across America

Alzi la mano chi non conosce la celebre corsa americana. “La corsa più dura al mondo”, così si definisce a ragion veduta il coast to coast di quasi 5000 km che, ogni anno, tiene banco negli Stati Uniti.
Senz’altro, nell’immaginario collettivo, quando si parla di ultracycling, il pensiero alla RAAM è d’obbligo. Da sempre rappresenta il sacro graal del ciclismo estremo, la prima ed anche la più prestigiosa ad aver preso piede tra gli appassionati, il punto di riferimento di ogni ciclista che si affaccia alla declinazione più estrema di questo sport sognando un giorno di potervi prendere parte.

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Nel corso degli anni, però, la crescente attenzione verso il mondo dell’estremo (non solo quello ciclistico, ma, più in generale, dello sport) da parte dei tantissimi appassionati che si affacciano al mondo dele discipline sportive, ha fatto si che sia nato e si stia sviluppando, un folto movimento di competizioni dalla forte connotazione “estrema”.

Cos'è l'Ultracycling?

Ma cos’è l’ultracycling? 

Senz’altro la completa assenza di una Federazione/Ente che ne regoli i meccanismi definendo i canoni per cui una manifestazione/gara, si possa definire una competizione di ultracycling, fa si che ci sia una grande confusione soprattutto tra i tanti che si avvicinano alla disciplina.
La dilagante popolarità, infine, di social network legati al mondo dello sport (tra tutti Strava, il leader di settore) fa si che molto spesso ci si auto definisca “atleti estremi” per aver portato a termine un giro più lungo di quelli che, normalmente, ognuno di noi è in grado di affrontare.
Ma allora cos’è l’ultracycling? Senz’altro tutto ciò che è competizione oltre la durata delle normali gare professionistiche o, in caso di quelle amatoriali, delle Granfondo, può essere annoverata come competizione di ultracycling.

Sempre più, negli ultimi anni, sta prendendo piede una forma di ultracycling ancor più estrema e solitaria, definita “unsupported”. Ovvero gare dove la completa assenza (e il divieto tassativo) di una qualunque forma di assistenza esterna, fa si che il concetto di estremo sia portato al suo limite più elevato. Oltretutto questa tipologia di gare permette di avvicinare ancor di più il ciclista medio alla disciplina dell’ultracycling, abbattendone i costi che, al momento, sono uno degli ostacoli più grandi per chi vuole avvicinarsi alla pratica (una gara di ultracycling richiede un grande dispendio di energie e risorse economiche considerando un team di supporto da 3 membri in su, l’utilizzo di una ammiraglia privata e tutti i costi di organizzazione logistica)

Adventure, Unsupported e… Randonnee.

Proprio l’assenza di una Federazione, di cui si parlava poche righe sopra, fa si che manchi molto spesso omogeneità nella redazione dei regolamenti delle gare. Gare molto lunghe e difficili da controllare fanno si che, troppo spesso, il risultato finale sia a discrezione dell’organizzatore di turno. Clamoroso fu il caso del Tortour Switzerland che, pur avendo accolto il ricorso del vincitore, si autoproclamò evento privato sbandierando la propria completa autorità e discrezione nel decidere l’ordine di arrivo utilizzando criteri del tutto soggettivi e privi di ogni logica sportiva.

Attualmente in Europa esistono decine di eventi, di varia natura. Non è ben chiaro quanti di questi siano realmente delle gare e quanti solamente degli “eventi non competitivi”. Ed è questo il nodo fondamentale: se da un lato si può definire “estremo” anche un giro in solitaria, dall’altro è pur vero che, per parlare di disciplina sportiva, la componente agonistica e la presenza di regole ferree e sistemi di controllo e tracciabilità della gara, è imprescindibile.
Da questo punto di vista serve chiarezza nonché una presa di posizione ferma e decisa da parte degli organizzatori che, al momento dell’istituzione del proprio evento, devono dichiarare se si tratta di una gara o meno.

Troppo spesso si assiste all’autoproclamazione di vincitori salvo poi scoprire che si trattava di eventi non competitivi. Se si vuol sperare che la disciplina abbia un futuro (con tutto ciò che ne consegue, in primis l’avvento di sponsor che creino quel volano economico che è l’unico modo affinché l’interesse arrivi davvero a far parlare di ultracycling come di uno sport a tutti gli effetti, come già accade nel mondo dell’ultra relativo alla corsa a piedi) serve un'autorità di controllo super partes.

In fondo tutto pone le proprie radici nelle Randonnee. Lunghissime pedalate in cui il primo obiettivo era quello di condividere percorsi lunghi con lo spirito di avventura e scoperta e che, purtroppo, si stanno trasformando nella valvola di sfogo di chi non ha sufficienti mezzi per poter partecipare a competizioni estreme ma, al tempo stesso, vuol mostrare le proprie doti trasformandole in gare improvvisate.

Ordine e organizzazione

Potremmo parlare giorni interi dell’argomento. Tema scottante che alcuni organizzatori con buona volontà stanno cercando di trattare. Senz’altro serve un ente che dia ordine e racchiuda nei giusti contenitori le decine di manifestazioni che continuano a vedere la luce e che sono il sintomo del crescente interesse del popolo di chi pedala verso l’estremo. Un segnale forte che non si può far finta di non vedere, da cui non si può prescindere ma che ha bisogno di veder nascere un’organizzazione che ne detti le regole.

Così come per il circuito Ironman nel Triathlon, serve un ente che disciplini le gare, che fornisca agli atleti le garanzie tali affinché si venga tutelati (e non ci si trovi in balia della soggettività del singolo organizzatore che dispone del proprio evento come se fosse la partita di calcetto dell’oratorio, con regole del tutto personali e senza la presenza di giudici certificati che abbiano le competenze per decidere le sorti di una gara!) e, di conseguenza, garantisca agli sponsor che gli spazi di investimento siano quelli giusti: nessuna azienda punterebbe un centesimo su qualcosa senza avere una base di garanzie sul ritorno ricevuto e sulla bontà/veridicità del prodotto, nonchè che sancisca le differenze tra la sua componente più amatoriale e quella di chi, di questo sport ne ha fatto una professione (in ogni disciplina, esiste la componente professionistica e quella più amatoriale, con introiti e impegni molto differenti)

Non basta pedalare qualche chilometro per potersi definire “ultracyclist”.
Servono regole universali, controlli ferrei. Affinché si possa parlare di “sport” servono controlli antidoping, controlli sulle tracce effettivamente percorse, sui tracciati GPS e sulla veridicità di quanto accade durante le gare.

Altrimenti continueremo solo a parlare di bellissime “storie da raccontare”.

Next challenge - La prossima sfidaTour du Mont Blanc

21.07.2018 - 05:00 o'clock

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