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Ecco il racconto della mia vittoria a "Le Raid Provence Extreme", una delle gare di ultracycling più dure in Europa: 585 chilometri, 10 mila metri di dislivello, condizioni climatiche estreme ed il Mont Ventoux!

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LA VIGILIA

Come sempre la vigilia è uno dei momenti cruciali di una competizione di ultracycling: un lungo viaggio e l'organizzazione dell'ammiraglia sono completamente affidati a Fabio, Sara e Marco i ragazzi del mio team il cui compito sarà quello di "guidarmi" lungo le quasi 24 ore di gara che mi attendono. Il briefing pre-gara è il momento in cui ci si ritrova con tutti i partecipanti e l'organizzazione. L'ultima analisi del percorso, con alcune modifiche dell'ultima ora e un veloce ripasso delle regole fondamentali della gara: partenza in stile "mass start" e poi, dopo i primi chilometri del Mont Ventoux, obbligo di rimanere a 100 metri dal concorrente precedente e dalla propria vettura di assistenza. La sera una rapida cena, non troppo abbondante per conciliarmi meglio con il sonno che non tarda ad arrivare.

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LA PARTENZA: IL MONT VENTOUX

Alle ore 11.00 parte la gara dal centro di Bedoin. Con Fabio ci siamo detti di fare la gara: partire per provare a vincere finalmente la prima competizione di ultracycling. Per fare ciò, ovviamente, non bisognerà sbagliare nulla. Per questo decido che, se da un lato non potrò "seguire" tutti i tentativi di fuga sin dall'inizio, dall'altro dovrò tenere d'occhio la ruota del favorito di giornata, il forte atleta lussemburghese Ralph Diseviscourt. Pronti via Ralph impone un ritmo forsennato. La folle velocità con cui attacca le pendenze del Mont Ventoux mi coglie di sorpresa ma, dopo i primi 2 chilometri di ascesa, riesco a prendere il mio ritmo e ad incollarmi alla sua ruota. Da subito scaviamo un divario importante con tutti i corridori che ci seguono. E' qui che capisco che sarà lui l'avversario da battere! Più passano i chilometri in salita, più mi sento bene. Mi metto dietro Ralph senza mai passarlo: decido che il Mont Ventoux sarà il mio banco di studio dell'avversario, per capire il suo modo di andare, il ritmo in grado di tenere e analizzarne ogni piu minima smorfia facciale.

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DAL VENTOUX ALLE GOLE DEL VERDON: UN POMERIGGIO INFUOCATO

Scollinato il Ventoux Ralph si getta in discesa a capofitto. E' qui che perdo circa un minuto, in parte per la sorpresa dell'attacco in discesa, in parte per un pò di traffico che troviamo a scendere. Tuttavia mantengo la calma e, d'accordo con Fabio, effettuiamo il cambio di bici alla prima Time Station, dove inforco la bici da crono e mi getto all'inseguimento di Ralph che raggiungo pochi chilometri dopo. La gamba gira benissimo, mi sento carico e "pronto" al grande appuntamento. I tanti chilometri fatti in altura stanno dando i loro frutti. Scorgo nel viso di Ralph un leggero appannamento e, nonostante i tentativi di Fabio Marco e Sara di tenermi "buono" alla sua ruota, calo un dente e lo attacco. Riesco subito a guadagnare un discreto margine ma questo attacco ci costerà caro: sbaglieremo strada e, al rientro nel percorso ufficiale, mi ritroverò indietro di circa 2 minuti. Qui inizio a fare i conti con il grande caldo (temperature di oltre 30-35 gradi) e con la fatica dovuta alla media folle tenuta sin qui: oltre 31 km/h! Nei successivi chilometri e Time Station, perderò inesorabilmente tempo da Ralph: il distacco, inizialmente contenuto nei 2 minuti, salirà lentamente ma inesorabilmente.

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Decidiamo di tenere un ritmo medio-alto ma senza esagerare: ho sempre sofferto le temperature alte, per cui il primo obiettivo è quello di limitare i danni finchè il caldo non mi concederà una tregua con l'avvicinarsi delle ore serali. Nel frattempo il divario da Ralph aumenta sino a toccare i 25 minuti. E' qui che avviene la svolta: chiunque altro (forse anche io, qualche tempo fa) si sarebbe demoralizzato, puntando a difendere il secondo posto ma dentro di me la voglia di provare a vincere ha fatto si che ad un certo punto nella mia mente sia scattata quella voglia di provarci che mi ha dato nuove energie per la notte e per la successiva grande scalata: la Montagna di Lure.

LA RIMONTA NOTTURNA

E' nella notte che si compie quel piccolo grande capolavoro chiamato "Rimonta". Alla base della Montagna di Lure mi fermo per una rapida sosta: decido di mangiare ancora, sgranchirmi le gambe e concedermi una sosta pipì. Quando riparto, con un fardello di 25 minuti di ritardo da Ralph, per la prima volta vedo le luci lampeggianti della sua ammiraglia. Io alla base della salita, lui all'incirca 8-9 chilometri più in su. Sin dalla partenza avevo dichiarato a Fabio che prima di questa salita non avrei dato tutto. E' qui che si gioca la corsa, negli ultimi 250 chilometri. Ed è qui che scatta la rimonta. La gamba reagisce bene alle prime accelerate così decido di continuare. Dentro di me faccio due conti: su una salita del genere è facile recuperare 20-25 secondi a chilometro. Arrivato in cima mi viene comunicato dal personale della time station che Ralph è rimasto fermo circa 10 minuti e che io avevo già recupero quasi 10 dei 25 minuti. Ma è un'altra la frase che fa scattare in me la molla della convinzione: sento l'organizzazione confabulare con il personale della time station, e una frase nello specifico mi colpisce "quanto sale forte Omar, se continua così prima o poi lo raggiunge". Mi cambio rapidamente, cercando di guadagnare anche sulla fase di pit stop. Un paio di paninetti, la vestizione e un bacio a Sara sono il giusto carburante per la discesa. Prima di partire guardo negli occhi Marco che guida l'ammiraglia: non servono parole tra noi in questi casi. Ci buttiamo in discesa a tutta. Fari accesi pennello le curve cercando di limare su tutto. La discesa non è affatto semplice ma quando arrivo in fondo, senza bisogno di riferimenti cronometrici, sono convinto di aver recuperato. Di notte un corridore "fresco e brillante" può guadagnare moltissimo in discesa! Alla successiva time station sento di nuovo quella frase "lo va a prendere, lo va a prendere, gli ha tolto altri 5 minuti!" Questa volta nessun pit stop, tiro dritto approfittando della carica data dall'adrenalina della rimonta. Per la prima volta vedo in lontananza il lampeggiante dell'ammiraglia di Ralph. Faccio un rapido conto nonostante sia notte: lo vedo passare ad un determinato tornante con 7 minuti. Ed è qui che allora comunico a Marco via radio che è ora di dare tutto. Sara continua ad incitarmi, Fabio cerca di non farmi esagerare ma io ormai ho deciso che dovrò prendere Ralph il prima possibile, prima di una eventuale crisi o calo. E' una guerra di nervi e di testa e si vince anche dando segnali all'avversario. Sulla salita successiva di 4 chilometri tengo la corona sul 52: so che dando tutto potrei arrivare a guadagnare anche un minuto a chilometro su Ralph che, presumibilmente, starà salendo con la corona sul plateu piu piccolo. Arrivo in cima "a tutta" e mi getto in discesa alle prime luci dell'alba. Ed è qui che, alla soglia del chilometro 500 e alle prime luci dell'alba, dopo una curva a destra scorgo l'ammiraglia di Ralph davanti a me e capisco che la rimonta è stata compiuta! Ora sono io ad avere dalla mia parte il comando della sfida. Tuttavia Fabio mi incita alla calma, mi dice che al chilometro 515 inizierà l'ultima dura salita: 4 chilometri con punte al 21% ed è lì che dovrò provare ad attaccarlo se ne avrò.

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LA SFIDA FINALE E L'ARRIVO

Utilizzo i chilometri dietro Ralph per studiarlo, capire in che stato è, se ha lasciato che lo raggiungessi o se veramente sono stato io a venire ad un ritmo per lui insostenibile. Mangio, faccio stretching e ricarico le batterie mentali per l'ultima salita. Inizio a fare il mio personalissimo training autogeno: visualizzo dentro di me la salita di 4 chilometri dove dovrò dare tutto ciò che ho. Vedo la sfida, vedo il preciso punto dove scatterò e lo striscione d'arrivo. Inizia la salita, finalmente (non vedevo l'ora!) ed affianco subito Ralph. Le ammiraglie si fanno da parte, lasciando a e me Ralph il compito di risolvere la corsa. Utilizzo i primi metri per metterlo alla prova, lo vedo cedere leggermente. Dalla radio mi arriva un urlo di Fabio "non ti segue, non ti segue!". Ed è qui che decido di dare tutto, faccio questi 4 chilometri alla morte, arrivando in cima alla Time Station e gettandomi in discesa a tutta. Ralph ha alzato bandiera bianca, troppo forte il mio ritmo. Gli ultimi 70 chilometri sono una lunga passerella: so di dover dare tutto per non deconcentrarmi e non rischiare il rientro, perdo tempo per un nuovo errore di strada e per un passaggio a livello chiuso. Ma so che questa corsa è mia, la desideravo da tempo e so che nessuno me la potrà togliere. A pochi chilometri dall'arrivo mi isolo dalla strada. Nel mio personalissimo film c'è dentro tutto: i sacrifici fatti per essere sin qui, le tante volte in cui la sfortuna ci ha messo lo zampino e quelle in cui, più semplicemente, sono stato battuto da avversari più forti di me.

 

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L'arrivo a braccia alzate e l'abbraccio con i miei ragazzi sono una liberazione. Ho vinto LE RAID PROVENCE EXTREME! Attendo l'arrivo di Ralph, ci stringiamo in un abbraccio e ci complimentiamo l'un l'altro per la bellissima battaglia inscenata. Gli altri avversari arriveranno ad ore di distacco. Ho stabilito inoltre il nuovo record della gara, con un tempo di 21 ore e 24 minuti, ad un media incredibile che sfiora i 28 km/h. E' stato uno dei momenti piu emozionanti della mia carriera!

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Next challenge - La prossima sfidaRace Across Italy

29.04.2017 - 12:10 o'clock

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