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Sono le 12.20 di una calda domenica di maggio. Dalla cima dell'Alpe di Pampeago mi sembra di sentire, laggiù, la voce dello speaker che chiama a gran voce il mio nome. Sto terminando la mia cavalcata solitaria: 13 giri, oltre 370 km percorsi e quasi 17 mila metri di dislivello coperti nell'arco delle 24 ore. Sto per vincere la Dolomitics24.

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L'ultimo giro è stata la mia personalissima passerella. Ho guardato il cielo, Ho guardato la bici, Ho guardato il mio cuore. Ho guardato tutto ciò che un uomo, lanciato verso il successo, può guardare. Ho fotografato ogni attimo di quegli ultimi interminabili 28 chilometri di gara. Non ci si abitua mai a vincere. Gli ultimi 2 chilometri in rapida picchiata verso il traguardo scorrono veloci. Le urla del pubblico, la voce dello speaker, il clacson delle auto che annunciano il mio arrivo. Io quel rumore assordante non riesco a ricordarmelo. In quegli ultimi 2 chilometri c'è solo silenzio. Il silenzio di chi, in fondo al cuore, sa di custodire le radici della propria passione più grande. Hai vinto una gara. La settima gara di ultracycling. Mi volto indietro, rivivo in un attimo tutte e 7 quelle piccole perle. Le braccia al cielo, la sofferenza, la gioia, il sudore lasciato lungo le Alpi, gli Appennini e gli angoli più estremi dove ho corso. Quante vale una vittoria? Quando tagli il traguardo non te ne rendi conto. Il silenzio si prende la parte più oscura del tuo cuore. Le interviste, le pacche sulle spalle, i messaggi sul telefono: ci vuole un pò a metabolizzare tutto. Ed è questa, forse, la parte più "brutta". Non riuscire a dare il giusto valore ad una vittoria. Ma c'è un momento in cui capisci la portata di ciò che hai fatto. Non è quando tagli il traguardo tra due ali di folla. E neanche quando sali su quel podio alzando le braccia e il premio al cielo. Solitamente è la mattina dopo. Nel silenzio dell'alba, quando tutto tace, ed i riflettori finalmente si sono spenti, riesco a capire il valore di ogni singola vittoria. Chiudo gli occhi. Ripenso a quel momento, tanti anni fa, in cui ho deciso di intraprendere il cammino che mi ha portato sin qui. Cosa c'è di più bello che svegliarsi una mattina e scoprire che quel sogno l'hai vissuto realmente? Mi siedo su una panchina, nel silenzio delle Dolomiti. Guardo il sole sorgere. Cerco idealmente la vetta dell'Alpe di Pampeago. Lassù ho vinto la mia gara mi dico. Chiudo di nuovo gli occhi ma stavolta per ricordare i momenti più dolci di quel successo. Ogni vittoria porta con se momenti bui e altri più luminosi. Ma ora c'è spazio solo per quegli istanti in cui credevo di non farcela. Quando quel gruppo di cervi nel buio della notte ha rischiato di farmi cadere, o quando quel panino di troppo ha rischiato di mandare all'aria il mio stomaco. Non esistono vittorie facili. Ogni successo si porta dietro la coda del dolore. Perchè è proprio il dolore a dar valore alla forza di ognuno di noi. Chiudo gli occhi ma li riapro velocemente. Non c'è tempo per crogiolarsi nel piacere della vittoria.

C'è un altro traguardo da tagliare, proprio lì dietro l'angolo. Sette vittorie. Mi avessero detto che sarei arrivato a tanto forse avrei riso, o forse no. Fatto sta che ora l'asticella si è alzata ancora. "La Decima". Un pensiero che mi gira nella testa da quando ho girato la boa delle "5" vittorie. "La Decima" Omar, La Decima... Me lo ripeto ogni giorno.

Si fanno le valige, si parte per l'Islanda. "La Decima" non è poi così lontana...

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12.11.2023 - 12:30 o'clock

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