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11 Giugno 2016, dalla mia stanza dell’Hotel Funivia, a Bormio, vedo scendere la pioggia. Osservo le nubi ricoprire le cime, qua e la si intravedono ancora le tracce della neve sulla roccia. Tra 3 giorni partirà la Wow Cyclothon Iceland, la gara di ultracycling più a nord dell’emisfero: 1358 km di pura passione attraverso alcuni dei paesaggi più belli al mondo.

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Geyser, paesaggi mozzafiato, tramonti da lasciarci il cuore, scogliere da cui intravedere i sogni all’orizzonte. Lo stesso giorno, il 14 Giugno, partirà la Race Across America, definita da molti “la gara più dura al mondo”. Sarà per la sua lunghezza, per le condizioni estreme (vento sulle sconfinate distese pianeggianti, il caldo estremo del deserto e la distanza, quasi 5000 chilometri, che non lascia spazio a nessuna improvvisazione)
Ogni anno la domanda è la stessa: “Quando farai la RAAM? Perché non partecipi alla RAAM?”
Se mi volto indietro e guardo gli ultimi 3 anni della mia carriera mi reputo un uomo fortunato. Ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefissato, ho vinto le corse che più attiravano la mia fantasia di scalatore e scoperto i luoghi che sognavo da bambino nelle loro condizioni più estreme: quelle artiche.
Ancora una volta mi viene chiesto “Perché non sei al via della Race Across America?”
Vorrei avere una risposta in grado di soddisfare i curiosi ma, al tempo stesso anche gli scettici.
“Omar Di Felice”, quello dell’artico, delle vittorie in montagna e delle imprese in competizioni dove il dislivello supera i 10 mila metri. Ma anche “quello che non ha ancora fatto la RAAM”.
La vita mi ha insegnato a non andare mai troppo oltre i propri limiti. Detta così può sembrare una barzelletta, io che sulla sella ho già passato 72 ore di fila, da Parigi a Roma e che ci passerò ben più di 4 giorni quando affronterò la lunga traversata alpino-pirenaica dalla Spagna alla cima dello Stelvio.
Eppure “quella corsa lì” non è ancora in grado di attirare la mia fantasia al punto da volare negli States, con il mio team al seguito e tentare l’impresa mai riuscita ad un italiano: vincere la gara più dura al mondo.
Il 14 giugno sarò al via della Wow Cyclothon, in Islanda. 1358 km in uno dei paesi che amo di più al mondo, forse quello che più di tutti è stato in grado di farmi sognare pedalando.
La Race Across America è sempre lì, non può andar via. C’è stata, c’è e ci sarà “oltre me”.
Dicono siano le corse a fare grandi i corridori, ma io non ho mai creduto fino in fondo a questa massima ciclistica. In realtà sono i corridori, con il loro cuore e la loro passione a far diventare grande una corsa. Ed allora, prima di volare negli Stati Uniti è ancora tempo di portare un po’ di questa passione e fantasia mediterranea lassù, a due passi dall’artico.
Islanda, sto arrivando. Per l’America c’è ancora tempo…

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12.11.2023 - 12:30 o'clock

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