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Mentre scrivo queste parole un album dei Sigur Ros accompagna i miei pensieri.
Si intitola “Takk”. Ovvero “Grazie”.
Non c’è termine migliore che possa riassumere il mio legame a quella terra. L’Islanda. “Grazie”.

omardifelice winter iceland cycling


Perchè 10 anni fa mi ha mostrato la strada. Non quella della mia carriera, sarebbe banale. Ma di una vita intera.
Il primo viaggio a piedi, in quella terra magica, nel cuore dell’inverno, acquistato grazie ai risparmi del mio primo lavoro fisso dopo aver interrotto la carriera nel mondo del professionismo.
Quelle due settimane trascorse passeggiando, lungo la costa sud. Senza una meta ben precisa, ma con la voglia di scoprire un paese, di immergermi in quella natura incontaminata.
Due settimane da solo con me stesso, i miei pensieri, il mio cuore.
10 anni dopo di “acqua sotto ai ponti” in realtà ne è passata moltissima.
Di quel lavoro, che mi teneva incollato ad una scrivania fino a tardi nel cuore della notte, sono rimasti solo i sogni realizzati.
In realtà oltre a tanta acqua, sotto ai ponti, sono passate anche tantissime altre cose. Successi, gioie, avventure estreme, vittorie, traguardi personali piccoli o grandi, panorami meravigliosi ma, soprattutto, la capacità di riuscire a scoprire i miei limiti.
Quella barriera che, troppo spesso, ci fa fermare prima che il paradiso appaia di fronte a noi.

E così, 10 anni dopo, mi ritrovo allo stesso punto: uno zaino, qualche risparmio qua e la investito in una avventura solitaria. “Ma come, parti da solo? Tu, che potresti avere sponsor, auto al seguito e tutto ciò che riguarda la tua sicurezza”
Forse proprio per questo ho scelto di tornare alle origini. Almeno per una volta.
Spogliandomi di tutto ciò che, negli anni, mi sono riuscito a costruire faticosamente: pedalando di giorno e lavorando di notte, lavorando di giorno e pedalando di notte. Troppe volte ho invertito i fattori della mia vita: il risultato non è mai cambiato, perchè in fondo ciò che conta è proprio lì sul lato sinistro del nostro petto e alimenta i sogni più grandi. Il cuore.

Riparto dal mio cuore. Riparto da quella voce che, in una timida mattina di gennaio, mi ha suggerito di alzarmi e prenotare due biglietti (uno di andata e l’altro di ritorno) per quella terra magica. Una terra dove ghiaccio e fuoco si mischiano tra loro generando quell’esplosione di “natura” unica al mondo.
Sarà difficile, forse sarà l’esperienza più incredibile della mia vita.
Senz’altro non sarà semplice, tutt’altro. Ho messo in conto la possibilità di prendere la bici, girarla verso il rientro e, per la prima volta, accontentarmi piegandomi alla volontà superiore del destino.

Proprio quel destino che ormai da un pò di tempo a questa parte sta governando gli eventi.
Mi chiedete molto spesso tanti dettagli tecnici: allenamento, alimentazione, equipaggiamento tecnico, abbigliamento, e chi più ne ha più ne metta.
Vedo i vostri volti sempre molto stupiti perchè “Omar, quello delle grandi imprese” spesso fa fatica a imbastire una risposta esauriente. ‚Ä®Voglio dire, la teoria la conosco molto bene, quasi a mena dito.

Il problema è che in quel passaggio fondamentale tra teoria e pratica interviene proprio lui, il cuore. Quel cuore guidato dai fili che lo collegano al cervello. In fondo tempo fa qualcuno mi ha detto che tutto è collegato tramite terminazioni nervose al nostro centro di controllo.
Io quei fili, però, in determinati momenti della vita li ho tagliati.
Quando salgo sulla mia bici quei fili li arrotolo, avvolgendoli intorno al cuore, e poi è proprio lì che mi concentro.
Ascolto il mio battito, lascio che sia lui a guidarmi.
Levo e metto i guanti in base a ciò che lui mi suggerisce.
Mangio, bevo, dormo, pedalo in funzione del cuore.

So che può sembrare assurdo, ma per quelle poche persone che hanno avuto modo di vivere accanto a me in quei momenti, lo sguardo rivolto alle montagne e al cielo, racconta che è tutto vero.
In Islanda sarò da solo, completamente solo.
Non vi nascondo che un pò di paura ce l’ho. Perché conosco i rischi di una lunga pedalata solitaria in condizioni di inverno artico. Perchè so che l’imprevisto è sempre lì, dietro l’angolo.
Perchè, in fondo, il bello della vita sta nella sua imprevedibilità.
Quei sottilissimi fili che dal cervello arrivano al cuore mi stanno raccontando tutte le insidie di un percorso lungo, estremo, difficile, a tratti apparentemente impossibile.
Ma so anche che, quando aggancerò il pedale e inizierò a sentire le ruote scorrere sul ghiaccio, piano piano le paure si dissolveranno.

Il cuore si svuoterà da tutte le paure, da tutto ciò che è superfluo.
Di colpo ci sarà spazio solamente per ciò che muove ogni sogno: l’amore.

Next challenge - La prossima sfidaBikingMan Corsica 700 km nonstop

29.04.2018 - 06:30 o'clock

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