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Ecco il racconto di come ho vinto il Tortour Switzerland 2014...

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L'INIZIO

Il mio Tortour Switzerland e' iniziato molto prima di quella magica notte del 15 agosto 2014. E' iniziato un anno fa, quando tagliavo la linea del traguardo conquistando il podio dietro un immenso Dani Wyss. Quel giorno ho iniziato a pensare di poter vincere questa corsa. Quel giorno ho guardato negli occhi i miei ragazzi ed è nato il progetto Tortour 2014. 

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ASPETTANDO IL TORTOUR

Sono arrivato al Tortour nelle migliori condizioni psico-fisiche. Da un lato la tranquillità data dalla straordinaria vittoria nella ultracycling "Le Raid Provence Extreme", il record di attraversamento orizzontale d'Italia ottenuto contro atleti fisicamente ben più portati di me alle lunghe sfide su terreni piatti e la fantastica avventura artica sino a Capo Nord. Dall'altro la consapevolezza di essere nel pieno della maturità fisica e con il bagaglio di esperienza necessario per controllare una gara così lunga e dura. Sono partito per il Tortour conscio che un eventuale risultato sarebbe stato solo la ciliegina su una torta sin qui dolcissima.

 

IL PROLOGO 

Al via del prologo, che definisce i bonus di partenza e la startlist ufficiale, ero tranquillo e determinato. Sono partito sapendo di dovermi guadagnare una buona posizione per la partenza. Non troppo indietro ma neanche troppo avanti. Così, in batteria con il grande favorito, Marko Baloh, decido di dare subito una dimostrazione di forza testandomi sugli ultimi 400 metri con pendenze oltre il 12%, e giungendo al traguardo quarto assoluto, con Baloh in undicesima posizione. Tradotto in secondi, un margine di 3 minuti e 30 da giocare a mio favore.

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I PRIMI 180 KM: SOLO PIANURA 

I primi 180 km, sino a Chur, sono una lunga crono individuale piatta. E' la parte a me meno congeniale, dal basso dei miei 60 kg e contro specialisti del calibro di Baloh. Parto subito forte per andare a prendere la testa della corsa: io e Fabio abbiamo bene in mente la tattica, aspettare lo sloveno per studiarlo e limitare i danni sino a Chur. La missione non solo viene compiuta, ma mi trovo addirittura ad arrivare a Chur con la media stratosferica di oltre 37 km/h firmando alla Time station a ridosso di Baloh. Lo sloveno a tratti e' nervoso per non riuscire a staccare il suo rivale diretto sul terreno a lui più congeniale ma io, pur di non farmi staccare e dare una dimostrazione di forza, scavo nel profondo dell'anima per trovare la forza di tenere le sue tremende sfuriate in pianura. Il suo nervosismo si accentua quando, in un paio di occasioni, lo supero, aumentando a mia volta il ritmo e sfidandolo apertamente. "Io ci sono caro Marko, e non ti lascerò andar via facilmente". Questo è il mio messaggio ed arriva forte e chiaro al destinatario. In un paio di occasioni viene sorpreso a passare con il semaforo rosso e a far pipì dalla sella (vietate entrambe le cose dal regolamento, ma non ci lamentiamo e tiriamo dritti, anche se, con il senno di poi e visto l'accanimento con cui ci hanno combattuto forse sarebbe stato il caso di farlo, ma a me piace vincere sul campo!). Ciò nonostante alla quinta ora siamo ancora insieme ma ora la strada volge a mio favore: inizia il tratto alpino dell'Engadina. 

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L'ENGADINA E LE ALPI

Alla Time station di Chur la sosta diventa un pit stop. So che il mio Tortour inizia qui, e sapere di partire per le salite chiave della gara in testa mi carica ancora di più. Fabio mi porge la bici da strada al posto di quella da crono, Sara riempie le tasche e Marco mi da' una borraccia. Il tutto in pochissimi secondi mentre il mio avversario tentenna. Lo guardo negli occhi e parto: non ho intenzione di aspettare nessuno! Ora iniziano le mie salite! Sulla salita di Lenzerheide mi pongo sul ritmo che ho provato in tanti allenamenti. Frequenza a 80-85 rpm, senza forzare ma distaccando subito lo sloveno di 1'30". A quel punto tiro dritto in discesa aumentando il ritmo e sfruttando anche un suo errore di rotta. Inizio l'Albula come meglio non potrei e il vantaggio aumenta ancora, sfiorando i 6 minuti alla Time station di Zernez. I minuti scendono a 4 nel tratto pianeggiante dove, anziché forzare, cerco di alimentarmi in vista del Fluela. Sto comandando il Tortour, nervi saldi e morale alle stelle. Sul Fluela arriva la neve ma non me ne preoccupo e scollino nuovamente con un margine aumentato ad oltre 5 minuti. Nella successiva discesa complice alcuni errori di rotta e una pioggia torrenziale il vantaggio inizia a diminuire. Ciò nonostante arrivo a Chur ancora in prima posizione e li mi si pone un quesito: forzare per tenere Baloh alle mie spalle o rallentare e recuperare, costringendolo comunque ad un bel forcing per venirmi a prendere?

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Scegliamo la seconda opzione e, complice un guasto meccanico che mi tormenterà anche per le successive ore, Baloh rientra su di me. Lo lascio davanti, lo studio. Non va più forte come prima, so che me la posso giocare e, sembrerà strano, ma inizio a pensare troppo presto agli ultimi 50 km, dove i terribili strappi del Laufenburg potrebbero avvantaggiarmi. Sull'Oberalp e sul Furka, però, devo lasciarlo andare. Ho una forte crisi, freddo e pioggia mi hanno svuotato, così lo lascio andare e decido di fermarmi. Un cambio vestiti completo, e qualche minuto in più per mangiare come si deve e scaldarmi: chi non si ferma ora lo pagherà più avanti ne siamo certi, così, pur preoccupati per il vantaggio che si dilata, ci fermiamo. E' un rischio che va corso, un po' come quando in Formula 1 si anticipano tutti con una tattica di pit-stop diversa da quella dei rivali. 

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LA NOTTE 

La notte porta con se pensieri bui e qualche fantasma. Mi dico che ormai posso essere soddisfatto del podio e inizio ad adagiarmi. Sbaglio in ciò, ma è qui che i miei ragazzi danno il meglio. Mi motivano in radio, iniziano a scherzare un momento, e ad offendermi scherzosamente quello dopo. Mangio qualcosa, a Brig incontro con piacere Dani Wyss e ricordo al volo la nostra sfida 2013. Ci fermiamo per tentare un microsonno ma nulla, così decido di usare la pausa per ricaricare le pile mentali. Ecco, forse in quel momento ho vinto il mio Tortour. Risalgo in sella con un'ora di svantaggio e con Fabio ci diciamo che, se abbiamo perso solo un'ora con quelle soste, significa che davanti non si sono fermati. Significa che la pagheranno..

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L'ALBA E UN INCONTRO PIACEVOLE

Siamo alle prime luci dell'alba e da dietro sta rimontando Severin Zotter. Così mi do una svegliata, apro il gas sulle salite intorno a Moudon e inizio a rosicchiare minuti  preziosi a Baloh. A bordo strada accorre un grande atleta, Mike Aigroz forte triathleta e li Fabio, vedendomi rinato mi chiede in radio "Ehy ma che ti è successo? Hai ripreso ad andare come una moto" la mia risposta e' stata semplicemente "E' orgoglio, semplicemente orgoglio. Voglio vincere!". Credo che chiunque, in quel momento, avrebbe pensato che ero impazzito. Recuperare un'ora ad un corridore del calibro di Marko Baloh, senza avere più grandi salite dalla mia parte, era fantascienza. Ma ho avuto il merito di crederci. Ho spinto come un ossesso e ho fatto una mossa fondamentale lasciando che Zotter mi riprendesse. Ho iniziato una guerra di nervi con l'austriaco: lo lasciavo passare affinché fosse lui ad alzare il ritmo e, tenendolo a vista (50 metri, come da regolamento, nulla a che vedere con le accuse diffamatorie di scia, ma purtroppo in questa disciplina sono pochi i corridori che provenendo dal mondo del professionismo capiscono cosa significhi la sfida anche a livello psicologico) arrivo alla Time station successiva dove scopro di avere solo 30 minuti da Baloh. Ed è qui che stacco Zotter e tiro dritto perché alla prossima Time station inizierà la giostra infernale del Laufenburg.

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IL LAUFENBURG E IL FINALE DI GARA 

Il Laufenburg e' un tratto di gara infernale. 50 km a soli 90 dall'arrivo con strappi ad oltre il 10% in rapida successione! qualcosa di incredibile se si pensa che nelle gambe ci sono già 900 km di fatica, sudore, pioggia, neve, freddo... Ma so anche che è la mia ultima chance di vincere la gara. Così do tutto, non ricordo una fatica così grande nella mia vita ma non posso tirarmi indietro ora. Certe occasioni, nella vita di un atleta, capitano una volta sola e la mia e' qui davanti a me. Alla Time station di Balsthal la situazione e' la seguente: Baloh con 2'30" su di me (23 minuti recuperati in 50 km!) che ho a mia volta 2' su Zotter. Così decido ancora una volta di lasciarmi venire a prendere dall'Austriaco. Ho bisogno di rifiatare e con lui come punto di riferimento so che potrò prender Baloh più facilmente. Le cose vanno esattamente così e ci ritroviamo in 3 in testa a soli 50 km dall'arrivo. Baloh si stacca, Zotter prosegue il forcing e io lo tengo. Un finale di gara spettacolare, affascinante. A quel punto, a 15 dall'arrivo dalla radio arriva la voce di Sara. Le parole che mi vengono dette mi fanno venire la pelle d'oca anche ora, a distanza di tempo. "Pensa a questo anno, a tutti i sacrifici che io ho fatto, che tu hai fatto, che abbiamo fatto insieme. Pensa alle rinunce, alle sere a dormir presto e a tutte le volte in cui abbiamo sognato questa gara. Tu la devi vincere per noi..." A quel punto stringo i denti, conosco a memoria il finale. A 2 km dall'arrivo l'ultimo strappo. Scherzando in radio dico a Marco "ora ti faccio vedere un numero degno del miglior Purito Rodrigruez" . Calo due denti, e affronto lo strappo in apnea. Zotter e' saltato ma credo che nessuno mi avrebbe potuto tenere, tante erano la voglia la forza e la grinta con cui volevo vincere questa corsa. Ai 500 metri dall'arrivo non capisco più nulla. Sento le urla dalla macchina e l'eco nella radiolina. Mi scendono due lacrime, taglio a braccia alzate il traguardo e mi accascio a terra. Ho vinto il Tortour e ancora non ci credo. Zotter arriva 2'30" dopo di me, ritardo accumulato in solo 1 km di salita. 

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DOPO L'ARRIVO

I noti fatti hanno cancellato l'esito di una sfida bella emozionante e senza precedenti nell'ultracycling. Non voglio commentare oltre, ci penseranno ora i miei legali a far valere i diritti troppo frettolosamente calpestati. Restano alcuni fatti oscuri, che qualcuno dovrà spiegare, come gli insulti ricevuti dalla mia ammiraglia scendendo il Passo del Furka da parte di alcuni team rivali, le segnalazioni anonime e le minacce reiterate, gli sfottò sulle salite del Laufenburg ricevute dalla crew dell'austriaco (come se già sapessero l'esito della gara) e i tentativi di farmi sbagliare strada guidandomi fuori percorso e, per ultimo, il fatto che un noto corridore che doveva chiudere in bellezza vincendo il Tortour, guarda caso, sulla propria maglia porta la maggior parte degli stessi sponsor del Tortour stesso (conflitto di interessi, questo sconosciuto...) La giuria con una decisione folle ha riscritto un ordine di arrivo senza giustificazione. Chi ha vinto a tavolino, ora, anziché riconoscere il valore della sfida e accettarne il responso sta inventando assurde storie di drafting. Ci saranno conseguenze legali, per tutelare la mia immagine, quella del mio team e dei miei sponsor ma una cosa e' certa: nulla cancellerà una delle vittorie più entusiasmanti e una delle sfide più folli nella storia dell'ultracycling. 

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RINGRAZIAMENTI 

Ringrazio il mio team, dal quale mai mi separerò (nei giorni a seguire sono arrivati messaggi diretti dai miei rivali che mi esorterebbero a cambiare staff, ad affidarmi a loro "leggende" dell'ultracycling, a loro modo di vedere le uniche persone in grado di guidarmi verso una carriera di successo. Probabilente, capito il fatto che non si può bloccare la scalata alla vetta, si può tentare di salire sul carro per condividerne i successi) e la cui unica "colpa" e' stata difendere i diritti di chi sul campo aveva meritato la vittoria, le persone che mi hanno seguito e continueranno a farlo, dimostrandomi ancor più calore e affetto di prima, e gli sponsor che si sono subito schierati dalla mia parte, rilanciando per un finale di stagione e un 2015 da vivere all'insegna della passione per questo sport le cui pagine sono ancora tutte da scrivere. Il bello deve ancora arrivare! 

 

 

 

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Next challenge - La prossima sfidaRace Across Italy

29.04.2017 - 12:10 o'clock

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