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Capita di ritrovarsi per parecchi giorni "da solo" in giro per l'Italia, prima, e tra le montagne della Valtellina, poi. Il silenzio di certi luoghi, rotti solo dal rumore della fatica sui pedali, ispira delle riflessioni profonde. Il 2015, per me, è stato un anno sin qui fantastico.

omardifelice specchio

 

Dei tre obiettivi che mi ero posto (Parigi-Roma 1700 km nostop in 75 ore, Race Across Italy e Le Raid Provence Extreme) sono riuscito a raccogliere due vittorie e la splendida cavalcata tra Parigi e Roma attraversando le alpi in inverno nonostante le grandissime difficoltà incontrate. Credo che, se prendessi la bici, la mettessi in garage e ammirassi quanto fatto finora, nessuno potrebbe rimproverarmi nulla!

Capita anche, però, di sentirsi chiamare nei modi più disparati. Gli ultimi mesi li ho passati tra competizioni, incontri e ospitate alle varie Granfondo cui ho preso parte, dove moltissimi di voi sono accorsi per un saluto, un autografo o anche solo per una foto insieme (i famosi "selfie" su cui mi piace spesso giocare). Mi avete applaudito e incitato, complimentandovi con me e chiamandomi "campione" piuttosto che "fuoriclasse" o "idolo". Devo essere sincero, anche se so che potrei peccare di falsa modestia. Non mi sento tale. Credo che questi aggettivi siano da riservare a chi veramente è nato con quel qualcosa in più dentro. Quel qualcosa che rende speciale ogni impresa, che spinge il predestinato a raggiungere il successo in maniera naturale e spontanea, apparentemente senza far fatica. Io, invece, sono un onesto faticatore, un ragazzo che aveva dei sogni e che quei sogni li ha inseguiti, navigando contro la marea e le tempeste anche quando, tutt'intorno, l'unica frase era "lascia perdere, non fa per te". In questi giorni, di profonda solitudine e raccoglimento, senza TV nè notizie dal mondo esterno (se non le poche che mi capita di incrociare qui, sui social networkl grazie al web) oltre ad allenare il fisico, per tutto ciò che mi attende, sto cercando di fare "training mentale". Sono consapevole che sarà dura competere contro chi è fisicamente meno sfruttato e più fresco, ma so anche che sarà ancora una volta la testa a fare la differenza e ad aiutarmi quando le forze verranno meno.

Forse è questo che fa di me, ai vostri occhi, un "campione": la capacità di utilizzare la mente come chiave per attivare quel 20-30% di potenziale inespresso che può essere attivato solamente credendoci fino in fondo, avendo il coraggio di vedere laddove non esistono apparenti segnali ad autorizzare sogni tanto ambiziosi quanto folli. Questo, però, non è essere campioni a mio modo di vedere. Mi viene rimproverato, molto spesso, di essere troppo disponibile con i miei "fan". Un "campione", si dice, dovrebbe trincerarsi dietro uffici stampa e curatori d'immagine. Eppure io sono sempre in prima linea, cerco di metterci la faccia (e non solo) e, state pur certi, che dietro alla risposta a un vostro messaggio, ci sono io! So che questo fa di me un "non-campione" ma a me, come già detto, interessa poco essere considerato tale perchè io, per primo, non mi ci sento.

Io sono, semplicemente, "uno di Voi" che ce l'ha fatta. Per me è difficile capire i motivi per cui tanti di voi mi incitano e mi fermano anche durante un semplice allenamento, regalandomi sorrisi e applausi mentre scalo una montagna o mi riprendo da una dura crisi di sonno/fame. Figuriamoci, poi, se quei complimenti a volte arrivano da vere leggende come Musseuw o altri fior di professionisti in attività quando scopro che mi conoscono, sanno cosa faccio e addirittura mi riconoscono e hanno sempre parole di elogio per me. Eppure è così e la soddisfazione più grande, aldilà delle vittorie o delle conquiste in sella alla mia bici, è vedere l'affetto che mi viene riservato da ognuno di voi. Continuate a seguirmi perchè è la dimostrazione di come, a volte, si possa aver successo e scrivere pagine di sport anche essendo dei "non-campioni".

 

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