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Questa è la Race Across the Alps. I numeri parlano abbastanza chiaro. Si tratta di una competizione di 533 chilometri, con partenza ed arrivo nel paese austriaco di Nauders (ai confini con l’Italia, Passo Resia) 13 mila metri di dislivello e alcuni dei passi alpini più duri da valicare, tra cui lo Stelvio (2 volte), il Gavia, il Mortirolo, il Bernina e l’Albula.
In realtà questa corsa, per me, rappresenta molto di più.

 

 

2011 - La prima volta non si dimentica mai…

La Race Across the Alps è la gara che mi ha fatto innamorare delle distanze estreme e, più in generale, dell’ultracycling. Dopo aver terminato la mia carriera (culminata nella stagione da professionista corsa con i colori dell’Amore e Vita prima e del Team Nippo-Endeka poi) “ordinaria” era ora di dare ascolto a quella vocina che mi spingeva verso qualcosa di più estremo. Così, quasi per gioco, puntai questa gara dal nome importante e dalla storia eloquente: tutti i più grandi ultracyclist erano passati da qui. Quasi nessuno degli attuali big è mai riuscito a vincere questa prova, così mi sono detto che avrei potuto provare a vedere se l’estremo poteva fare al mio caso o se era solamente un bel sogno da riporre in un cassetto. Senza allenamento specifico (mai pedalato oltre i 240 km e mai pedalato di notte!) ma solo con tanta voglia, entusiasmo e con un team tanto inesperto quanto improvvisato presi parte all’edizione 2011. Dopo aver letteralmente battagliato con i primi, per 200 chilometri, al superamento della soglia critica dei 300, è arrivata la crisi che ogni ultracyclist deve affrontare. Ricordo di essermi ritrovato nel buio e nel freddo del Bernina, spazzato da un gelido vento di tramontana, solo con me stesso, i miei pensieri e i fantasmi di chi non sapeva assolutamente l’inferno che l’attendeva! Un paio di soste forzate e la grandissima grinta nel voler portare a termine mi hanno spinto sino al chilometro 390, dove, a “soli” 143 dall’arrivo, decisi che era veramente troppo anche per me. Mi reputavo soddisfatto ma, al tempo stesso, impreparato per uno sforzo del genere.

Non puoi passare da “0 a 100” in un giorno senza una guida al tuo fianco e senza un minimo di idee di cosa avresti dovuto affrontare.

omardifelice rata 2011


2012 - Quinto assoluto: finalmente si fa “ultracycling”

Così, a fine 2011, mi rivolsi al mio grande amico e coach sin dagli anni del professionismo, Fabio Vedana e buttammo giu un programma che mi consentisse, per il 2012, di riprovarci e di portare la bici al traguardo. Via ogni sogno, ambizione e programma. L’obiettivo primario era quello di arrivare e di completare una delle prove più dure al mondo (e senz’altro, all’epoca, la più dura d’Europa). Mi ero scelto il modo più difficile per iniziare con l’Ultracycling.
I mesi passarono velocemente, la grinta e la voglia di arrivare fecero il resto. Con un team composto solo da persone di fiducia, benché inesperte per il tipo di sforzo che andavo ad affrontare, riuscii non solo a concludere la prova ma a farlo anche concludendo come primo degli italiani e quinto assoluto, con un tempo di tutto rispetto. Di quel giorno ricordo la gioia per aver condiviso con i miei amici e compagni di viaggio un’avventura tanto ambiziosa ed estrema, quando affascinante. Quel giorno decisi che l’ultracycling sarebbe stata la “strada da seguire”.

omardifelice rata 2012

Ecco il file della prestazione di quell'anno

omardifelice rata 2012 strava

 

 

2013 - La grande sconfitta

Il 2013 doveva essere l’anno della svolta e, nonostante tutto, alla fine lo è stato, presentandomi al "mondo dell'Ultracycling" come uno dei corridori di riferimento. Dopo la Race Across the Alps 2011 e il seguente Tortour Switzerland (concluso al primo colpo come miglior “rookie” - “debuttante” e sempre come primo degli italiani) le mie ambizioni avevano subito un forte rialzo. Il terzo posto alla Race Across Italy aveva fatto il resto. Partito con ambizioni di vittoria alla Race Across the Alps dovetti ben presto mettere da parte ogni mia ambizione. Una crisi enorme sullo Stelvio, un team ridotto all’osso (sole due persone) a causa di una defezione dell’ultima ora e la giornata più nera da quando pratico questo sport, hanno fatto il resto. Via la RATA, via ogni sogno di gloria dopo soli 80 km e il rientro a casa con una forte febbre e una infezione alle vie respiratorie.
Questa corsa, per me “amore e odio” sembrava dovermi regalare grandi gioie ma anche grandi sofferenze. Così, per il 2014, decisi di saltare concentrandomi (con successo, visti i risultati) su altro e rimandando la sfida con le montagne alpine.

omardifelice rata 2013

 

2015 - E’ ora di tornare

Dopo aver vinto le ultime corse 2014 (Le Raid Provence Extreme e il discusso Tortour Switzerland) e aver strappato un sofferto podio alla Ultracycling Dolomitica, era ora di fare il salto di qualità definitivo. Il 2015 è iniziato nel migliore dei modi con la vittoria alla Race Across Italy e il bis a Le Raid Provence Extreme. L’avventura pazzesca da Parigi a Roma di 1700 km ha fatto il resto. Così, mi sono detto, che è giunta l’ora di riprovarci alla Race Across the Alps. Se da un lato è la stagione “giusta” per provare a salire su quel podio che per me sembra stregato, è anche vero, dall’altro, che qui ci sono specialisti ben più preparati a questo tipo di sforzo e che hanno curato al meglio la preparazione di questo evento. Per voler fare un confronto con le gare ordinarie dei “pro” è come sfidare gli specialisti al Tour de France dopo aver corso le classiche di Primavera, vinto un Giro d’Italia e partecipato anche al Delfinato! Sarà dura ma ci proverò.

Anche questo fa parte del voler scoprire e superare i miei limiti! Seguitemi

omardifelice rata 2015 spot

 

IL PERCORSO DELLA RACE ACROSS THE ALPS

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