Eccomi qua. L’inizio di un nuovo anno, il 2016, ma soprattutto solo 10 giorni al via della mia prima avventura estrema. Non vi nascondo che, anno dopo anno, diventa sempre più difficile trovare terreni più difficili su cui mettermi alla prova. Più si alza il livello della contesa e più si raggiungono gli obiettivi prefissati, più diventa difficile trovare qualcosa che mi consenta di spostare il limite un po’ più in avanti.

Da sempre amo l’artico: su di me ha un fascino particolare. L’alta quota, il freddo intenso, il Circolo Polare. Di questa mia carriera estrema questi saranno gli ingredienti che mi mancheranno di più il giorno in cui deciderò di mettere le ruote al caldo e chiudere la ricerca del mio limite. I limiti all’esplorazione umana li possiamo porre solo noi ma io ho scelto di inseguirli in sella alla mia bici da corsa. Con una Fat bike o facendo affidamento solo sulle mie gambe potrei arrivare al centro del Polo magnetico, ma con una bici da strada la libertà di movimento è ridotta. Arriverà il giorno in cui non ci sarà più alcun luogo esplorabile sulla mia bici da corsa. Non vi nascondo che la paura è il sentimento più grande man mano che mi avvicino a quella sbarra immaginaria. Cosa c’è oltre? Lo scoprirò quando sarà il momento. Ma veniamo a noi. 10 giorni alla partenza da “Å”, estremità sud delle Isole Lofoten. L’inverno ha scelto di fare lo spiritoso. Io ho scelto di non lasciarmi ingannare e sto preparando la trasferta così come l’avevo immaginata. Giungono foto di strade sgombre dalla neve, senza ghiaccio e di temperature persino prossime allo zero termico. Una passeggiata per chi, come me, ha già sperimentato cosa significa pedalare oltre il Circolo Polare Artico in condizioni davvero estreme. Ho scelto di non lasciarmi prendere in giro da quest’inverno ballerino. Sono pronto al peggio. Anche se il peggio, per me, è il meglio in realtà. Lo dico sottovoce, per non farmi sentire troppo forte (perché so già che ci saranno momenti in cui ti maledirai per aver scelto di soffrire 7 giorni in quelle condizioni!) ma in cuor mio prego ogni giorno che arrivi l’inverno vero. Che neve, freddo e vento polare coprano di colpo le Isole Lofoten, le Vesteralen e tutta la Lapponia fin lassù oltre il Circolo Polare, fino all’estremità nord d’Europa. Perchè, in fin dei conti, che impresa sarebbe se fosse “facile”? Che gusto ci sarebbe se l’inverno fosse mite, le strade asciutte e l’aria tersa? Si, potrei divorare i chilometri in relativa facilità. Mi sono preparato maniacalmente, come mio solito, al fine di poter esprimere la miglior performance possibile anche laddove, trattandosi di un’avventura in solitaria, non sarebbe del tutto necessario. So di essere in grado di scalare quelle montagne nel minor tempo possibile e di poter saltare via i fiori alla velocità della luce. Ma ciò che più mi affascina è pedalare avvolto nel buio della notte artica. Sentire sulla pelle il vento gelido che giunge dal Polo Nord. Tenere a stento la bici in equilibrio sul ghiaccio perenne che ricopre le strade più ci si spinge a nord. Mi fermo un attimo, rileggo queste ultime parole. Nel farlo butto un’occhio sulle immagini della mia ultima sfida artica (gennaio 2014). Mi domando se sono pronto a rifarlo nuovamente. Se sono pronto a farlo ancora meglio. Se sono pronto a raddoppiare la distanza e il tempo in sella in simili condizioni. Mi guardo dentro e sento “caldo”. Il cuore è pronto. Il cuore batte più forte del freddo.