La domanda che mi viene posta più spesso è: "Perchè lo fai?, Cos'è che ti spinge a cercare il limite fisico, cimentandoti in imprese ed avventure che ti portano ad andare oltre i limiti fisici?" Mi pongo questa domanda molto spesso, proverò a spiegarvi la risposta che mi sono dato.

Amo allenarmi da solo perchè quelli solo con me stesso sono i momenti in cui riesco ad ascoltarmi meglio, a capire i "perchè" di ciò che faccio. Il silenzio amplifica ogni sensazione: riesci a capire il battito del tuo cuore, il livello della fatica che stai facendo, ma soprattutto non disperdi i tuoi pensieri. Perchè cerco l'estremo? Molto spesso mi viene chiesto perchè ho lasciato stare il ciclismo tradizionale. In fin dei conti i "numeri" ci sarebbero stati. Mi reputo una persona onesta, in primis con me stesso: è vero, se avessi proseguito con la carriera da professionista sarei potuto essere un discreto gregario. Mi sarei potuto togliere qualche soddisfazione ma, diciamocelo chiaramente. Ognuno di noi ha una vocazione, ognuno di noi deve conoscere il proprio posto nel mondo. E il mio non sarebbe stato ai vertici del ciclismo. Non ero un campione tagliato per quel tipo di prove. Non avrei vinto un Tour de France nè tantomeno una classica. Avrei avuto una onesta carriera, con un pizzico di fortuna nei momenti opportuni, magari sarei entrato nel giro giusto. Ma, come dicevo precedentemente, ognuno di noi ha un posto nel mondo. Una vocazione. Qualcosa che ti parte da dentro. Il fascino dell'estremo ha, su di me, un ascendente troppo forte. Provate a immaginare la linea del traguardo. Il solo raggiungerla è qualcosa che appaga lo spirito di ognuno di noi. E se quella linea fosse spostata un pò piu in la, diciamo di "1000 o più km"? La sensazione di quando ho vinto una gara di oltre 40 ore, o di quando ho raggiunto Capo Nord nel pieno dell'inverno artico, con il vento a 50 km/h e il freddo che congelava tutto ciò che avevo intorno ma, o di quando ho attraversato le Dolomiti nel cuore della notte o solcato le Alpi nel pieno dell'inverno pedalando per 1700 km fino ad arrivare alla mia città natale, è qualcosa che non si può descrivere.
Mi chiedono fin dove sposterò il mio limite. Non lo so. So, senz'altro, che è più la strada che ho fatto che quella che mi resta da fare. Più sali in alto più ti avvicini impercettibilmente al tuo limite fisico. Grazie alla testa ho sopperito alle carenze di madre natura. Non sono nato fenomeno. Non penso di esserlo mai stato e non è certo ora che potrei inventarmi tale. Il lavoro e la convinzione mi hanno portato dove sono.
Ho attraversato i ghiacci del Circolo Polare Artico, ho pedalato per 3 giorni e 3 notti, ho accarezzato le Alpi e le Dolomiti per notti intere, ho vinto tutte le gare che nel mio immaginario mi affascinavano di più. Ci sono ancora tante sfide da vincere, ce ne saranno sempre per chi, con passione e amore, spende la propria vita alla ricerca di sogni da realizzare.
"I record sono fatti per essere battuti, i limiti per essere superati, i sogni per essere realizzati" - Omar Di Felice